Giochi di sangue

Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».

Lo scorso weekend Lana e Sten sono andati in visita a casa di amici(Kitsune e Tyr) in una città del meridione, anch’essi praticanti delle oscure e perverse arti del Kink. Gli aneddoti su questa trasferta si sprecano: l’orgia, la sauna privata per scambisti, la volante dei Carabinieri che passa mentre Sten sta limonando, palpando e schiaffeggiando una ragazza particolarmente arrapata e tanto altro ancora.

Di tutte queste mirabolanti peripezie forse un giorno vi racconteremo ma oggi vogliamo soffermarci sugli accadimenti di un noioso pomeriggio primaverile in cui, per riempire un paio d’ore di vuoto, Lana e la sua amica Kitsune decidono di impugnare aghi e siringhe per paciugarsi vicendevolmente.

La cosa parte in maniera totalmente casual quando Kitsune si ricorda del desiderio di Lana di farsi mettere gli aghi da lei. Lana aveva già provato numerose volte questa pratica in passato, ma mai con una persona esperta come Kitsune, che oltre ad essere una professionista del settore e una body modder, ha praticato su di sé e su altri tantissime volte, facendo anche lavori molto complessi.

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Faccio una piccola digressione per i babbani. Il Needle Play ha fondamentalmente tre scopi: estetico, edonistico e sadico. Nel caso del Needle Play estetico si usano gli aghi per creare complicate composizioni geometrice oppure disponendoli in file parallele per formare quelli che vengono chiamati Corset, spesso fatti anche usando anellini da piercing. Se invece l’obiettivo è il piacere, si inseriscono aghi in varie zone, erogene o meno, per stimolare la produzione di endorfine. Picchiettandoli questi continuano a stimolare il rilascio e generare una sensazione di piacere e relax. Infine, nel caso della tortura… potete usare l’immaginazione.

Siccome il mood era di profonda cazzoneria, la pratica era implicatamente collegata alla sperimentazione con le sensazioni, senza pretese estetiche e senza alcun tipo di sadismo in ballo. Era un po’ come un pigiama party dove le amiche si pittano le unghie, solo che non c’erano pigiami, i presenti erano mezzi ubriachi a metà pomeriggio e il rosso non era dello smalto ma del sangue.

Con una bottiglia di Russian Standard che ci guardava dal comodino ci sediamo sul letto e Kitsune inizia ad infilare aghi in diverse maniere a Lana. Prima uno piccolo nel braccio destro infilato “senza farlo sentire”. Entra profondo ma è un attimo, si vede la  mano esperta. Subito dopo un’altro poco più grosso. Il terzo invece viene messo diversamente “facendolo sentire”. Viene infilato lentamente e la punta rimane sottopelle. Avanza pian piano seguendo la curvatura del braccio e sollevando derma ed epidermide al passaggio. La punta dell’ago viene diretta verso l’alto e la pelle si tende per la pressione dell’ago che  spinge da sotto. Kitsune gira l’ago con le dita per un po’, per poi farlo emergere.

Passa poi all’ago più grosso che ha, a cannula. Ci si vede attraverso da quanto è largo. La leggenda narra che il medico giapponese  che per primo inventò questo tipo di aghi li usò con successo per duellare contro samurai armati di Katana, sconfiggendoli uno ad uno. Anche con questo ago ripete gli stessi giochetti, i cui effetti risultano amplificati dalla dimensione dell’ago. Nonostante questo Lana mantiene il suo sorrisone.

La stessa pratica viene quindi proposta a Sten che si fa infilare solamente due aghi piccoli, siccome non aveva mai provato. Si procede quindi alla parte più interessante che le due ragazze stavano aspettando.

Senza scomporsi minimamente e continuando a parlare del più e del meno Kitsune prende una siringa, se la infila in un braccio e inizia a prendere il sangue. La tira fuori, si disinfetta e con tutta calma va a prendere un bicchierino di vodka e inizia a versarvi il sangue. Lo fa tenendo il bicchiere all’altezza degli occhi e focalizzandosi sul movimento del sangue nel bicchiere. Nel mentre Tyr ci spiega la reazione del sangue immerso in una soluzione alcolica.

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Quando la siringa è definitivamente vuota, Kitsune mescola il contenuto del bicchiere, facendo amalgamare bene la vodka e il sangue, ancora parzialmente separati. Prende poi a berne piccoli sorsi, assaporando la differenza con la vodka liscia. Il sangue non è particolarmente invasivo ma stempera e addolcisce il gusto della vodka. La vodka di contro limita il sapore metallico tipico del sangue. L’effetto finale è quello di una vodka zuccherata, mielosa, che solo nelle ultime note richiama il sapore  vero e proprio del sangue.

Chiaramente anche Lana vuole provare e viene subito accontentata. Il suo sangue viene estratto dall’incavo del braccio e versato nel bicchiere. Anche Sten assaggia. Dopo pochi secondi il bicchiere è già vuoto. Tutto molto buono ma Lana non sembra soddisfatta.

Tant’è che quando Kitsune passa a rimuovere gli aghi di Sten e chiede: “Vuoi che lo faccia sanguinare?”, a Lana si illuminano gli occhi: “Sì!”. L’ago viene sfilato piano, lasciando la punta nuovamente sottopelle. Viene quindi fatto ruotare da Kitsune che forza l’asse di rotazione dell’ago in più direzioni. Alla fine estrae velocemente l’ago e un gocciolone di sangue rosso scuro affiora istantaneamente dal braccio di Sten. Lana, dopo un istante di sorpresa  per la reazione e dopo aver emesso un gemito a metà tra lo stupore e il piacere, si butta con la bocca sul braccio di Sten per bere il suo sangue (che altrimenti sarebbe colato sulle lenzuola e a pulirlo sono cazzi). Dopo una ventina di secondi di leccate riemerge con le labbra sporche di sangue, tipo un orso polare dopo che ha sbranato una foca.

Come tutti i bravi bambini che giocano con gli aghi e col sangue, prima che l’alcool faccia effetto e i ridestati desideri della carne offuschino la mente, passano tutti insieme a riporre gli aghi nei relativi cappucci, buttandoli poi nel cestinetto apposito. Le pratiche igieniche e di sicurezza in questi casi sono fondamentali, ricordatevelo. Se qualcuno vuole fare questi giochi con voi e non disinfetta, non smaltisce correttamente gli aghi o non sembra concentrato su quello che sta facendo, state attenti.

Ricordate:  casco in testa e ben allacciato, luci accese anche di giorno e prudenza SEMPRE!

 

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